Il blocco delle rotte nello Stretto di Hormuz si abbatte anche sull'export dell'erba medica disidratata. AIFE/Filiera Italiana Foraggi auspica un intervento dell'Europa contro le speculazioni
Ravenna, 31 marzo 2026 – Secondo le stime elaborate su dati Eurostat e flussi logistici, il numero di container di erba medica disidratata europea attualmente coinvolti nei ritardi o nei blocchi di consegna causati dalla chiusura dello Stretto di Hormuz a seguito della guerra USA-Iran oscilla tra 800 e 2.800 unità: complessivamente, in tempo di pace, il flusso annuo varia da 16.000 a 30.000 TEU (Twenty-foot Equivalent Unit) destinati ai Paesi del Golfo.
Una situazione che nei giorni scorsi è stata al centro di alcuni interessanti servizi giornalistici trasmessi dalle reti televisive nazionali.
"Stiamo monitorando la situazione giorno per giorno – dichiara il presidente di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Gian Luca Bagnara – perché tutte le nostre aziende associate che hanno importanti rapporti commerciali con i Paesi del Golfo vivono momenti di grande preoccupazione, non solo per la merce che non può essere consegnata, ma anche in prospettiva futura".
"I 57 container che erano in viaggio e dovevano essere scaricati in Kuwait e in Qatar per un totale di 10 clienti, sono stati dirottati dalla Compagnia di navigazione in India senza che venissimo interpellati al riguardo – afferma Manuel Carli, Responsabile commerciale del Gruppo Carli per gli Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Italia – E oltre a questa decisione arbitraria da parte della Compagnia di navigazione, che nasconde speculazioni di varia natura, oggi non abbiamo ancora la certezza che i container verranno scaricati, anche perché l'India non rientra nelle destinazioni del nostro mercato estero. Abbiamo calcolato che i costi aggiuntivi a cui dovremo far fronte potrebbero arrivare anche a 250mila euro". "Stiamo cercando destinazioni alternative – interviene Devis Carli, Responsabile commerciale del Gruppo Carli per l'area dei Paesi del Golfo e dell'Africa – ma non è così semplice e anche pensando di raggiungere la Cina dall'India attraversando territori che non sono in guerra, dobbiamo fare i conti con gli aumenti dei noli e del carburante, anche questi dettati solo da meccanismi speculativi".
"Sono convinto che gli aumenti dei noli schizzeranno alle stelle – incalza Luciano Zuccarini dell'azienda La Vittoria srl di Chieti – e quello che preoccupa ancora di più è la mancanza di prospettive nel breve periodo. Avevamo 4 container pronti per partire dal porto di Ancona mentre altri 4 sono attualmente fermi nel Golfo: non sappiamo cosa fare se non tentare di farli rientrare: ma a quale costo? E chi, oggi, si assume il rischio di imbarcare la merce per una destinazione così pericolosa? La preoccupazione si somma all'incertezza e così diventa difficile per tutti lavorare".
Che fare dunque in attesa che si aprano spiragli per la fine della guerra e si provi, pur lentamente, a tornare a una parvenza di normalità?
Per Luciano Zuccarini sarebbe importante sensibilizzare le Compagnie di navigazione a rimodulare le loro tariffe in base al valore della merce trasportata e per Manuel e Devis Carli occorrerebbe una forte pressione a livello europeo affinché si interrompa il circolo vizioso delle speculazioni, che dai carburanti ai noli passando per le Compagnie di navigazione stanno gravando sui produttori grandi esportatori di erba medica disidratata.
"Questa situazione conferma quanto sia strategico per il nostro settore lo stretto di Hormuz attualmente di fatto bloccato – interviene il direttore di AIFE/Filiera Italiana Foraggi, Riccardo Severi – L'interruzione delle rotte sta generando gravi criticità logistiche ed economiche per le nostre aziende associate e per l'intera filiera. Questa crisi evidenzia anche la necessità, per il settore, di rafforzare la diversificazione dei mercati di destinazione e gli strumenti di gestione legati al rischio logistico. Nell'immediato è però indispensabile un intervento coordinato a livello europeo per garantire condizioni di mercato trasparenti ed evitare dinamiche speculative che rischiano di compromettere la competitività dell'intera filiera".
Erba medica e agricoltura rigenerativa: un ruolo da protagonista nella PAC 2028-2034
Ravenna, 13 marzo 2026 – Qual è il legame che unisce l'agricoltura rigenerativa alla coltivazione dell'erba medica? E quale sarà il suo ruolo nella Pac 2028-2034?
Lo ha spiegato molto bene il professor Angelo Frascarelli, docente di economia agraria all'Università di Perugia, intervenendo a un recente incontro promosso da AIFE/Filiera Italiana Foraggi.
Nell'occasione il presidente Gian Luca Bagnara ha illustrato le diverse iniziative internazionali che costelleranno l'attività dell'Associazione nel 2026 all'interno del progetto "EU Dehydrated Fodder from Spain and Italy" e che si dovrebbero concentrare in tre eventi clou: la partecipazione alla rassegna fieristica che dal 20 al 22 maggio prossimi si svolgerà a Ho Chi Minh City, in Vietnam; la successiva partecipazione, dal 25 al 29 maggio, a un seminario e a una serie di visite presso aziende e associazioni del Giappone e la visita in Italia presso alcune aziende associate, prevista indicativamente per la fine dell'estate, di due delegazioni di operatori provenienti dal Vietnam e dall'Indonesia. Alla luce degli eventi bellici in atto il condizionale è purtroppo d'obbligo e l'auspicio è ovviamente che la situazione si normalizzi anche per non pregiudicare le numerose attività che AIFE/Filiera Italiana Foraggi sta portando avanti per la valorizzazione e la promozione a livello internazionale dell'erba medica disidratata prodotta dalle aziende associate.
Intanto a Bruxelles la discussione sulla nuova PAC è in pieno svolgimento e per l'erba medica, come sottolinea Angelo Frascarelli, "si aprono nuove e interessanti prospettive per due motivi: un aumento della produzione a livello europeo risponderebbe al fabbisogno di proteine vegetali di cui il nostro continente è deficitario, costringendo di fatto i Paesi membri a importare in gran parte soia, coltura particolarmente attenzionata. In secondo luogo, l'erba medica è considerata una coltura miglioratrice del terreno grazie alla sua capacità di fissare l'azoto, da cui deriva un minor utilizzo di fertilizzanti, catturare il carbonio a cui si aggiunge un ridotto fabbisogno idrico. Tutti aspetti perfettamente allineati agli obiettivi ambientali della PAC 2028-2034. La Commissione infatti considera le pratiche agricole che includono le leguminose come strumenti chiave per la rigenerazione del suolo e la resilienza climatica".
Quindi parliamo di agricoltura rigenerativa. E a questo proposito come potrebbe evolvere nel quadro della PAC post 2027 l'impiego di colture miglioratrici come l'erba medica?
"L'agricoltura rigenerativa è al centro dell'attenzione della Commissione nella discussione della PAC 2028-2034 – sottolinea Frascarelli – Va detto che il concetto di agricoltura rigenerativa non è ancora stato formalizzato perché solo dagli Ottanta si è iniziato a parlare di salute del suolo. Nonostante questo, le pratiche di buona gestione del suolo saranno ulteriormente rifinanziate dalla nuova PAC proprio perché una delle più importanti caratteristiche delle leguminose pluriennali come l'erba medica è appunto quella di evitare il cosiddetto disturbo del suolo".
"AIFE/Filiera Italiana Foraggi è da sempre impegnata a rafforzare il ruolo della filiera nello sviluppo di sistemi agricoli più sostenibili e resilienti – interviene il presidente Gian Luca Bagnara – L'erba medica è una coltura strategica non solo per la filiera dei foraggi disidratati. Le sue caratteristiche agronomiche e ambientali racchiudono la fondamentale capacità di migliorare la fertilità del suolo, ridurre l'impiego di fertilizzanti e acqua allineandosi perfettamente con gli obiettivi della nuova PAC in discussione a Bruxelles e con i principi dell'agricoltura rigenerativa. La sostenibilità ambientale è una componente molto importante nell'attività delle aziende associate ad AIFE/Filiera Italiana Foraggi. Un impegno volto a promuovere lo stretto collegamento tra agricoltura e zootecnia per portare sulla tavola del consumatore prodotti salubri e sostenibili. Il progetto di valorizzazione dell'erba medica disidratata che stiamo portando avanti con la Spagna, e che dovrebbe concludersi a fine 2026, ne è una dimostrazione e a conferma degli ottimi riscontri ottenuti insieme ai colleghi spagnoli stiamo presentando in Commissione la domanda per estenderlo di altri due anni".
Nel frattempo, il presidente Gian Luca Bagnara è stato inserito nel Comitato tecnico della DG Ambiente della Commissione europea, costituito all'inizio di quest'anno, nell'ambito del Progetto di ricerca che oltre al miglioramento genetico in campo, alla certificazione di sostenibilità e alla valorizzazione dell'erba medica disidratata nell'alimentazione zootecnica, intende rilevare le emissioni di carbonio in allevamento attraverso una sperimentazione che si realizzerà nella stalla sperimentale del Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie dell'Università di Bologna.

